Adolescenza e ricerca dell' identità:  Noi siamo infinito

L'Associazione Attraversamenti ha organizzato per il giorno 8 aprile 2014 la proiezione del film Noi Siamo Infinito di Stephen Chobsky, presso la libreria Assaggi di via degli Etruschi nel quartiere San Lorenzo.

L'evento prevede il contributo in fase di commento di Anna Maria Speranza, Professoressa di Psicopatologia dello Sviluppo e Direttrice della Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica; di Alberto Codazzi, psicoterapeuta che fa parte del gruppo di Attraversamenti, e di un noto critico cinematografico del Fatto Quotidiano, Federico Pontiggia. Sarà loro il compito di stimolare la riflessione sul film e su come Noi Siamo Infinito ci parla dell'adolescenza e dei suoi turbamenti.

Ho volutamente posto l'accento sul "come", sul modo in cui il film si avvicina al mondo dei giovanissimi, poiché è stato un fattore centrale nella nostra scelta di presentare questa particolare pellicola e, probabilmente, del successo enorme che il film ha avuto tra i ragazzi e non solo.

L'adolescente infatti non vuole essere spiegato, definito e catalogato, è spaventato all'idea di rimanere intrappolato in una verità che, non essendo la sua, diventa una bugia. Noi Siamo Infinito non pretende allora di inquadrare l'adolescenza, mantiene invece uno sguardo molto laico nel raccontare lo sforzo del protagonista e dei suoi amici di  "uscire vivi"- incolumi e con la sensazione di essere persone vive e reali- dagli anni delle Scuole Superiori.

Ci sembra di aver ritrovato nel film la stessa miscela di rispetto e coinvolgimento che dobbiamo avere noi psicologi nell'accompagnare i ragazzi in quello che uno dei padri fondatori della psicoanalisi, Donald Winnicott, ha chiamato lotta per consistere: "la lotta per instaurare una identità personale, non per adattarsi ad un ruolo assegnato, ma per affrontare tutto quanto deve essere affrontato..." (Winnicott 1961).

Spostando l'attenzione sul modo in cui l'adolescenza viene dipinta a livello mediatico non si può non notare una netta distanza dal "rispettoso coinvolgimento" di Noi Siamo Infinito. Si oscilla piuttosto tra una frenesia classificatoria- gli adolescenti vengono spiegati socialmente, culturalmente, psicologicamente, all'occasione si punta il dito contro la famiglia, la società o i social network- o al contrario vengono considerati come dei buchi neri, insondabili e dunque inavvicinabili. Forse si realizza a livello della comunicazione lo stesso cortocircuito che attraversa molte famiglie di adolescenti: il ragazzo non vuol farsi conoscere, quello che non conosco mi mette inquietudine, da ciò che mi spaventa posso scappare, lasciando il ragazzo al suo destino, oppure ricondurlo a qualcosa di conosciuto e rassicurante.

Il film che Attraversamenti ha deciso di presentare ci restituisce invece la possibilità di ricordare quanto sia diverso, e più complesso, il tentativo di comprendere rispetto all'urgenza di spiegare. Prendo ad esempio una frase che attraversa il film: Accettiamo solo l'amore che pensiamo di meritarci. Non a caso viene pronunciata la prima volta da un professore di Letteratura con cui Charlie, il protagonista, si identifica e che forse incarna ciò che il ragazzo vorrebbe diventare da grande. L'amore per la scrittura sembra infatti, insieme all'oscura sensazione di essere "difettoso", una delle poche cose rispetto a cui Charlie possa dire: questo è mio, mi appartiene!. E anche la frase pronunciata dal professore in un certo senso entra a far parte del suo indefinito senso di identità, diventa la bussola per comprendere le scelte sentimentali della ragazza di cui si è innamorato, e a lei alla fine la restituisce. Possiamo ipotizzare che la frase attecchisca così profondamente in Charlie perché su un tema confuso come l'amore gli rimanda l'importanza del senso di identità, di domande quali: Quanto penso di valere? Cosa credo di meritarmi? Che diritto ho di chiedere e di pretendere di meglio? E via dicendo.

Il film sembra ricordarci che dobbiamo capire come il singolo adolescente, o lo specifico gruppo di ragazzi, risponde a queste domande.

È interessante poi che in un'altra scena, quando il timido Charlie viene ammesso nel gruppo di amici, una ragazza gli dica: Benvenuto sull'isola dei giocattoli difettosi!. Forse in adolescenza non potrebbe esserci accoglienza migliore, laddove offre la possibilità di mettere in comune, flirtare ed esorcizzare la sensazione di non avere le carte in regola per entrare nel mondo dei grandi.

In ogni caso un gruppo, come nessuno dei suoi fedeli affiliati, che condivide una fantasia di questa portata può essere compreso, ne tantomeno spiegato, senza interrogarsi su come risponde alla domanda: Chi siamo noi?

Il timido e "difettoso" Charlie, nel momento in cui riesce a sentirsi vivo, risponde Noi Siamo Infinito.

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